Le formichine e l’elefante. Ricordiamoci di “Sbarra”

Si chiamava Dario Flori. Faceva il prete un secolo fa, dalle parti di Quarrata nella campagna pistoiese. Lo chiamavano “Sbarra” perchè era buono e calmo, ma ogni tanto – specie quando vedeva qualche ingiustizia – si inalberava.

Traduceva, nei comportamenti quotidiani, le indicazioni teoriche della dottrina sociale scontrandosi, inevitabilmente, guarda caso, con socialisti e massoni.

Utilizzava i media di allora: soprattutto la carta stampata ma anche le canzonette. Parlava, semplice ma efficace, alla gente semplice. Si faceva capire.

Di lui ricordo sempre uno stornello (“Sia che vada bene, sia che vada male, il mondo va e viene come vuole il giornale. Quando leggi il giornale, non lo leggere a caso, se non vuoi tale e quale, esser preso pel naso“): stornello che mi è tornato in mente in questi giorni.

A proposito di una vicenda, piccolina ma significativa, che rimanda alle enormi capacità manipolatorie da parte del sistema massmediatico.

In una trasmissione tv molto popolare, ciò che appariva come autentico (una donna terremotata, impegnata a tessere le lodi per come il potere aveva gestito il post terremoto) era in realtà una comparsa: pagata per raccontar balle.

Al di là del caso specifico, la nostra condizione davanti all’enorme potere dei media (antichi e post moderni) è quella di una formichina davanti a un elefante.

Ma sappiamo bene che, organizzandosi e prendendo coscienza, talvolta anche le formichine, nel loro piccolo, possono … inalberarsi e stancarsi di essere prese “pel naso”.

E allora son guai. Anche per l’elefante.

Annunci
Published in: on 30 marzo 2011 at 15:19  Comments (7)  
Tags: , ,

Giornalisti: santo Francesco o santo Giuda?

Almeno due i fronti da cui osservare l’appuntamento con il santo (Francesco di Sales) che la Chiesa ha messo a fianco dei giornalisti come “protettore”: il fronte dei giornalisti e quello dei cittadini, la trincea di chi media le notizie e quella di chi quelle notizie le riceve.

Fronti che si intrecciano soprattutto nel periodo, di enormi cambiamenti anche tecnologici, che stiamo attraversando. Mi riferisco al citizen journalism o giornalismo partecipativo, profili che avrebbero abbattuto trincee un tempo bene definite. Oggi –si dice – dei giornalisti non c’è più bisogno: chiunque può fare giornalismo. Basta un telefonino, una videocamera, un po’ di tecnica, un po’ di fortuna.

Sono molto attratto da tutto questo, ma nutro seri dubbi sul fatto che si possa fare giornalismo, in particolare giornalismo di qualità, senza la professionalità e la responsabilità della mediazione giornalistica.
Ma è altrettanto indubbio, parlando della categoria, quanto forte sia la crisi dei giornalisti (e dei giornalismi) tradizionali. Si è da poco concluso il congresso nazionale del nostro sindacato (FNSI). Nessun giornale ne ha parlato e già questa è una notizia.

Nell’aula di Bergamo, sede del congresso, ha fatto molto parlare una ricerca che fotografa la situazione di una categoria spesso mitizzata e invidiata da chi non la conosce. Dati sconfortanti. Metà dei giornalisti iscritti all’Ordine non hanno posizione contributiva; i free-lance che dichiarano meno di 5.000 euro l’anno (400 euro al mese!) sono un esercito; le fasce di reddito intermedie, sempre più numerose, si impoveriscono a vantaggio dei pochissimi dai guadagni stratosferici; la popolazione giornalistica invecchia sempre più; su 108 mila (circa) giornalisti ufficialmente iscritti al contestatissimo Ordine, gli “attivi” non raggiungono quota 50 mila; dei 62 mila (circa) pubblicisti presenti nei 108 mila complessivi che formano l’Ordine, appena 4 mila risultano iscritti all’Istituto di Previdenza.

Domandatevi, lettori delle cronache dei quotidiani toscani, chi costruisce quelle pagine, perché sono zeppe di comunicati stampa e avare di notizie scomode, quanto l’editore paga giovanissime leve di “cronisti” ipersfruttati, quanto soffra la qualità dell’informazione.

San Francesco di Sales, se solo fosse interessato, avrebbe un sacco di lavoro arretrato per “proteggere” una categoria dai numeri così strani, dal presente così misterioso, dal futuro così incerto. Ma non è certo questo il patrocinio da chiedere a un antico sacerdote savoiardo inventore di un sistema, quello dei fogliettini messi sotto le porte di chiunque, per difendere le ragioni della fede.

Fosse per me lo cambierei, il santo protettore dei giornalisti. Ce ne metterei un altro, di santi. Punterei diretto su san Giuda: pare sia il protettore delle cause perse, dei casi disperati, degli affari senza speranza. Come, appunto, il giornalismo d’oggi. (sta in “Toscana Oggi” 23 gennaio 2011)

Published in: on 22 gennaio 2011 at 18:37  Comments (2)  
Tags: , , , ,
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: