Amour

Toccante. Sono rimasto molto coinvolto da un film (Amour) con due splendidi attori francesi: Isabelle Huppert e Jean-Louis Trintignant. Splendidi e coraggiosi perchè recitare quel copione a quell’età credo ti metta in gioco come donna e come uomo, non solo come semplice attore. Il finale di questa storia d’amore, detto per inciso, è una fra le scene più poetiche che mi sia mai capitato di vedere nella mia non breve storia di amante del cinema.

La vicenda (l’amore in una coppia di anziani intellettuali; l’amore che fa i conti con la malattia di lei) coinvolge anche perchè riguarda quello che tecnicamente si può definire omicidio/suicidio. Fin troppo facile inserire Amour nel dibattito su quello che qualcuno osa chiamare “diritto” all’eutanasia.

Può anche essere che qualcuno tenti di portare questo film sul triste piatto della bilancia in favore del “diritto” (sic) alla morte cosiddetta “dolce”. Eppure, consapevole della scivolosità dell’argomento, mi piacerebbe che fossero in molti a vederlo, Amour.

 

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Published in: on 4 novembre 2012 at 10:37  Lascia un commento  
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A proposito di telefonini

Un mio caro amico è andato via. Nel senso che è morto. 

Nel luglio 2010 gli scoprirono (lui, accanito consumatore di telefonini cellulari. Ci sarà un rapporto?) un tumore al cervello. Di quelli che non perdonano. Alla moglie dissero che avrebbe avuto 6 mesi di vita. Ne ha avuti 10 in più.

Sono andato a trovarlo alcune volte, nella piccola frazione della sua città toscana. L’ultima, nel letto di ospedale a poche ore dal distacco: sedato, assente, il corpo sfigurato. Gli ho parlato, ricordando i lunghi anni passati accanto per lavorare. Ho scherzato con lui sulle novità politiche. Lui non mi capiva, non poteva capirmi. Ma chissà …

Prima del male stavano per separarsi, con la moglie. Con gli anni, e senza figli, il rapporto si era sfilacciato. Poi lui ci disse che lei stava combattendo contro un tumore alla gola. Dopo pochi mesi un altro tumore, solo per lui. Il rapporto, fra i due, è tornato a parlare il linguaggio dell’amore fino allo strazio finale (l’altro giorno, in quel lettino di ospedale, ho visto un abbraccio fra due corpi che me lo sono paragonato a uno fra i più bei “compianti” che la storia dell’arte cristiana ci ha consegnato).

Nessuno dei due poteva dirsi “praticante”. Se ne parlava, qualche volta, con il mio amico e lui diceva di “invidiare” la mia fede. Qualche mese fa lui volle un prete, uno di quelli abituati a ragionare con chi è sempre stato ai confini. Chissà che si saranno detti.

Nella piccola chiesa di paese, affollata di persone turbate, una bella voce del coro parrocchiale ha accompagnato la Messa con i canti estremi: inevitabile, verso la fine, lo squillo di un telefonino lasciato acceso in fondo a una borsa. Ma “io credo, risorgerò, questo mio corpo vedrà il Salvatore” saliva molto più in alto: con la sua speranza di vita era assai più potente di quello stupido aggeggio tecnologico; e delle onde, forse mortali, di cui non si può neppure parlare perchè confliggono con le ragioni del profitto.

Published in: on 19 novembre 2011 at 09:32  Lascia un commento  
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“Morte, tu morirai”

Morte non essere superba, anche se alcuni ti hanno chiamata possente e terribile, poichè tu non sei tale, poichè quelli che tu credi di vincere non muoiono, povera Morte, né tu puoi uccidermi. Tu sei schiava del Fato, del Caso, e succo di papaveri o sortilegi ci danno un sonno altrettanto profondo come il tuo. Perchè dunque ti gonfi d’orgoglio? Un breve sonno e noi ci destiamo eterni. E la Morte non esisterà più. Morte, tu morirai“.  Devo all’ultimo numero de “La Civiltà Cattolica”, il primo diretto da padre Antonio Spadaro, la nota citazione dal poeta inglese (morto 380 anni fa) John Donne che conclude un bel saggio di padre Castelli dedicato alla “morte nella letteratura”.

E nei giorni in cui, volenti o nolenti, ci confrontiamo con crisantemi, cimiteri, tombe (e … ricordi) mi piace citare anche la citazione da un  amico, il pistoiese Rodolfo Doni, morto poche settimane fa, che scrisse uno splendido testo (“Dialogo sull’aldilà con Lorenzo”) per ricordare il figlio morto giovanissimo (“Sei qui, sei qui … La presenza reale di tutti voi morti è qui; perchè il mondo è unico, e tutto vive in Lui“).

Fra un crisantemo e l’altro, come pensare – anche nel ricordo di Bertold Brecht e del suo tristissimo “morirete come tutte le bestie e non c’è niente, dopo“? – come pensare che la morte sia solo un … viaggio verso il nulla?

 

Published in: on 30 ottobre 2011 at 09:15  Comments (1)  
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“Ci sarà un evento”

 Stasera sono andato a trovare una persona morta.  5 anni ancora e, di anni, ne avrebbe fatti 100. Abitava da sempre nel centro storico di Pistoia ed era una donna – di grande fede – molto conosciuta.

Nell’epoca in cui si ha pefino paura a pronunciare la parola “morte” e si cercano sostituti ( ” … è scomparsa, è spirata, ha cessato di vivere …”) la famiglia ha scelto gesti antichi: ha voluto tenere la salma in casa, in attesa dei funerali che ci saranno, domani pomeriggio, nella vicina chiesa di San Giovanni , dove lei  era di casa.

Il portone esterno dell’abitazione è rimasto, insolitamente, aperto; in modo da facilitare il via vai di persone in visita. Ho trovato molto comunicativa e bella questa porta aperta: alla morte e, contemporaneamente, alla vita.

E splendido un commento di una signora che – passando dalla via, notando la porta aperta, le luci accese e un capannello di persone – si è fatta scappare un “ci sarà un evento” in effetti azzeccatissimo.  Grande evento, la morte.

Ma ancora più straordinario ciò che accade dopo. La vita.

Published in: on 16 ottobre 2011 at 19:33  Comments (1)  
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Silvia

Non riesco a dimenticare Silvia. Era una collega. Faceva, in un ente diverso, il mio stesso lavoro: cercare di informare i cittadini, nel modo più onesto possibile, su come la loro delega politica viene esercitata nelle istituzioni pubbliche. Un lavoro complicato, ma – se uno ci crede – anche di una certa importanza con un obiettivo alto: tentare di aumentare il livello di trasparenza nei Palazzi del potere politico (possiamo riuscirci meglio o peggio, spesso non ci riusciamo affatto restando invischiati in altre logiche, ma fare il giornalista in un ente pubblico dovrebbe significare proprio questo).

Da domenica 18 settembre 2011, Silvia non c’è più. Martedì 20 eravamo in molti, in una chiesa francescana turbata anche dal confronto fra la verità e le convenzioni. Tutti sappiamo come è terminata la vita terrena di Silvia, ma tutti abbiamo scelto di non raccontare, di stendere un velo (pietà? ipocrisia?) sulla vicenda di questa donna, sulle sue sofferenze, su ciò che la sua morte ha voluto comunicarci.

Tutto sommato non la conoscevo neppure molto. Ci si sentiva poche volte all’anno. E prevalentemente per telefono. Eppure la morte di Silvia mi resta attaccata. Non riesco a dimenticare. Magari, come tutti, fra qualche tempo dimenticherò anch’io. Ma che tristezza non sapere dove collocare il confine fra pietà e ipocrisia …

Published in: on 26 settembre 2011 at 21:04  Comments (4)  
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Sette lettere davanti a sorella morte

Giampiero, l’ultima beffa del destino … Addio Giampiero, beffato dal destino“. Ecco due titoli usciti stamani sulle cronache locali per informare, a Pistoia, sulla morte di Giampiero Gherardeschi.

62 anni, diacono nella parrocchia di Badia a Pacciana, già padre adottivo di un ragazzo – Carlo – morto un anno fa causa incidente stradale. E fratello di Enrico, più anziano e malato da tempo, deceduto 24 ore prima di Giampiero. Lascia Manuela, sposa da 28 anni.

I funerali dei due fratelli sono stati celebrati insieme, questa mattina. E queste due circostanze (la morte del figlio, la morte del fratello) fanno comprensibilmente parlare – nel linguaggio comune – di, appunto, “destino“.

Davanti alla morte rimpiango sempre di non aver fatto studi filosofici e teologici, psicologici e biblici. In particolare mi piacerebbe – e non le ho – avere  basi culturali per confrontarmi con una parola (“destino“) che certo capisco ma che non mi piace molto.

Da una prospettiva di fede, preferisco non usarla. Davanti a una morte come questa – e come altre che in effetti colpiscono per determinate coincidenze – ma sempre, in genere, davanti a sorella morte, preferisco usare un’altra parola. Con lo stesso esatto numero (sette) di lettere.

Preferisco “mistero“.

Published in: on 29 giugno 2011 at 14:55  Comments (3)  
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