Chiesa: il senso della unità

puzzle_pieces_id150248_size500o“Non meno facile per il futuro pontefice sarà il compito di tenere l’unità nella Chiesa Cattolica medesima.
Tra estremisti ultratradizionalisti e estremisti ultraprogressisti, tra sacerdoti ribelli all’obbedienza e quelli che non riconoscono i segni dei tempi, ci sarà sempre il pericolo di scismi minori che non soltanto danneggiano la Chiesa, ma che vanno contro la volontà di Dio: l’unità ad ogni costo. Unità però, non significa uniformismo. E’ evidente che ciò non chiude le porte alla discussione intra-ecclesiale, presente in tutta la storia della Chiesa. Tutti sono liberi di esprimere i loro pensieri circa il compito della Chiesa, ma che siano proposte nella linea di quel depositum fidei che il pontefice insieme a tutti i vescovi hanno il compito di custodire”.
Alla vigilia di una Settimana teologica dedicata alla sinodalità, alla partecipazione, alla corresponsabilità (“La chiesa è di tutti“. Pistoia 2-7 settembre 2013) può essere interessante anche questo passaggio tratto dalla meditazione (pubblicata da “Il sismografo”) che l’anziano cardinale maltese Prospero Grech rivolse ai 115 cardinali elettori presenti all’apertura del Conclave che lo scorso 13 marzo elesse papa Francesco. Da leggere anche tenendo conto delle non poche novità introdotte da papa Bergoglio in questi primi mesi di pontificato.

Una lezione dalla Santissima Annunziata (intesa come chiesa)

NUNZIATA002-20130330E’ molto antica, a Pistoia, la Chiesa della Santissima Annunziata: nelle forme attuali risale al Sei/Settecento, ma un edificio sacro (da sempre affidato ai Servi di Maria) in quello spazio c’è dalla fine del Dugento. Molto antica, la chiesa dedicata all’Annunziata, e con una storia affascinante.

Proprio questo pomeriggio di sabato santo, in una giornata decisamente invernale e di notevoli piogge, una parte del tetto del salone parrocchiale è crollata e anche la chiesa è stata chiusa, resa inagibile, per precauzione. Con il conseguente annullamento dei riti, incredibilmente belli, della Veglia.

La manutenzione, ordinaria e straordinaria, in edifici così antichi e densi di prestigio, non è fra le più semplici né fra le più affrontabili in termini di risorse economiche. Ce ne vorrebbero valanghe, di soldi, per curare al meglio, valorizzandoli, edifici dentro i quali sono transitati non solo secoli di fede ma anche di cultura e di sensibilità. Edifici che, va ricordato, potrebbero rappresentare una potente valvola anche per quanto concerne flussi di turismo culturale. Edifici che sono l’anima di una città e delle sue comunità. Edifici senza i quali, una città non sarebbe più tale.

Vale per Pistoia – città dalle incredibili bellezze culturali spesso nascoste – così come vale per l’intero Paese, specie in questi momenti di grande crisi; a valere è una domanda, piccola piccola: e se il rilancio dell’economia, invece di passare per le gigantesche opere pubbliche dentro le quali, oltretutto, troppo spesso di annidano germi di corruzione, cominciasse a passare per la manutenzione di opere piccole, ordinarie, semplici, a portata di mano e certo anche più controllabili?

C’è una lezione da trarre quando il tetto di un salone accanto a una chiesa vecchia quasi di 800 anni crolla nel pomeriggio di un sabato santo?

Published in: on 30 marzo 2013 at 21:14  Comments (1)  
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I 700 anni dal furto di Musciattino

Che la rivalità fra Prato e Pistoia (o tra Pistoia e Prato, vedete voi) nasca anche da quella vicenda, sono in molti a pensarlo. Mi riferisco a tale Musciattino e al tentativo di furto della “Sacra Cintola” conservata ancora oggi nella Cattedrale di Prato: un tentativo finito male, come ricorda un articolo pubblicato in altra pagina di questo sito.  Fra poche settimane, il 28 luglio di questo 2012, saranno esattamente 700 anni dallo sfortunato tentativo del Musciattino.

Solo da poco Prato ha avuto la sua definitiva autonomia come diocesi (1954) e come provincia (1992). Le rivalità di un tempo sono oggi sopite e annacquate in sfottò del tutto innocenti. Ben altri sono i problemi veri che coinvolgono le comunità. Solo qualche appassionato ricorda la vicenda di Musciattino e del furto finito “male” (o “bene“, a seconda delle angolature). Una parte di territorio della provincia di Prato è ancora sotto la diocesi di Pistoia e questo non crea problemi in un contesto che sempre più – specie oggi con la crisi della dimensione “provinciale” – potrebbe parlare il linguaggio della “metropolitaneità”.

Allora perchè non mettere in piedi – anche per sorridere un po’, ma anche per riflettere sul significato di Chiesa locale, di comunità locale, di rapporto con l’universalità e la globalità del contesto in cui viviamo – qualcosa per ricordare l’antica storia di Musciattino? Nelle radici lontane di due comunità così vicine, c’è anche – inutile nasconderlo – quel Musciattino che dopo aver rubato la reliquia era convinto di averla portata a Pistoia ma era ancora a Prato e finì per farci una figura (avrebbero detto a Firenze) proprio da bischero rimettendoci le mani e non solo.

Il problema è trovare l’ambiente dove organizzare il ricordo: eviterei una delle due città e punterei su una terra di confine: magari Poggio a Caiano (Provincia di Prato, ma Diocesi di Pistoia che nel 2012 festeggia i suoi primi 50 anni) o magari Vignole, sede di quella Banca di Credito Cooperativo nata nel pistoiese ma assai bene penetrata nel pratese.

La stessa Madonna, son convinto, non vedrebbe poi male un incontro fra le due comunità, ecclesiali e civili, nel nome di una cintola che non era proprio il caso di … rubare (oltretutto – per la cronaca – in modo così maldestro).

Published in: on 16 gennaio 2012 at 21:52  Comments (1)  
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“Cari amici di Pistoia”

“Cari amici di Pistoia”. Nell’omelia di inizio anno, in una cattedrale affollata, il vescovo Bianchi ha usato, a un certo punto, questa interlocuzione decisamente informale. E, parlando della crisi in una città che ne sente il fiato pesante ma che sta anche per rinnovare la sua amministrazione comunale, ha aggiunto un concetto su cui merita sostare (come fedeli e come cittadini). “Non riusciremo mai a essere città se non partiamo dalle fragilità“.

Belle parole oppure inizio di un progetto (anche) politico?

Published in: on 2 gennaio 2012 at 08:24  Lascia un commento  
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Danilo ha 51 anni

Danilo ha 51 anni. Da cinque vive nel suo letto. Bloccato dalla Sla. Una storia come tante. Anche nella piccola Pistoia. Ma stavolta c’è una aggiunta. Ha a che fare con i suoi compagni di scuola. La solita cena dei 50 anni. La raccolta di nomi, storie, numero telefonici. La scoperta che uno di loro, Danilo, è immobilizzato. Causa Sla. Scattano i ricordi. Si riaccende l’amicizia. Scatta quella che in genere chiamiamo solidarietà. I bambini e le bambine di allora si sentono responsabili verso il loro amico. Lo vanno a trovare. Restituiscono forza a una famiglia colpita. Restituiscono il sorriso a Danilo. Il sorriso ma anche la voglia di lottare. Che in certi casi (Sla compresa) vale davvero molto.

La vicenda, bella, finisce sui media. Anche nazionali. Con alcune foto: due amici accanto al letto di Danilo; l’accenno di sorriso sul volto un cinquantenne in lotta contro il male; la vecchia foto della Quinta Elementare. Il maestro dal volto serio. Bambine e bambini sorridenti: una vita tutta in avanti.

Published in: on 6 ottobre 2011 at 12:26  Comments (1)  
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Paperone e Paperino fra Costituzione, Dottrina e … Vangelo

 Con ancora nella mente le dure parole, di Paolo a Timoteo, nella prima lettura di ieri (“Non abbiamo portato nulla nel mondo e nulla possiamo portare via. Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, accontentiamoci. Quelli invece che vogliono arricchirsi cadono nella tentazione, nell’inganno di molti desideri insensati e dannosi, che fanno affogare gli uomini nella rovina e nella perdizione. L’avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali; presi da questo desiderio, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti tormenti …“), leggo le cronache locali.

E scopro – ma in verità un…  sospettino lo avevo – che a Pistoia sono in molti a evadere il fisco. Esistono infatti soltanto 79 persone (lo 0,04% dei contribuenti) che possono pagare il (peraltro misero) “contributo di solidarietà” previsto dalla manovra finanziaria appena varata dal Governo. Sulla parte di reddito eccedente i 300 mila euro, questi “Paperone de’ Paperoni” pagheranno il 3 per cento: una miseria che, certo, non li farà neppure arrabbiare e di cui forse neppure si accorgeranno. Il fatto è che a dichiarare più di 300 mila euro sono, a Pistoia, soltanto in 79 e Pistoia non si discosta certo da ciò che accade nel resto del Paese.

Leggo poi che il Comune è costretto, dai tagli imposti con la manovra, ad aumentare il contributo a carico delle famiglie per il servizio di refezione scolastica. La tariffa sale da 4,50 a 4,90 euro e questo significa un costo mensile, per i “Paolini Paperini” pistoiesi che sale da 94 a 98 euro.

Scopro l’acqua calda? Certo, ma c’è molto che non va in queste due notizie. Non va nei confronti della Costituzione, non va nei confronti della Dottrina Sociale della Chiesa, non va nei confronti del Vangelo.

Non va. Proprio non va. Come cristiani, mi chiedo, possiamo continuare a stare zitti?

Published in: on 17 settembre 2011 at 08:53  Comments (1)  
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Se a essere “sexy” è una chiesa

Resto colpito da un dettaglio. Giorni fa la cronaca locale de “La Nazione” pubblicò un servizio sul sexy shop spuntato davati alla chiesa di San Bartolomeo in Pantano, nel centro storico di Pistoia.

Adesso, che  sono usciti anche alcuni messaggi di lettori, mi colpisce che nessuno si sia espresso sull’assai civile commento di don Luca, il parroco, circa il ferimento della dignità femminile da parte di questo tipo di strutture commerciali.

Era, quella di don Luca, una pista assai più moderna e innovativa rispetto alla solita – un po’ stantia – contrapposizione emergente, nei lettori, fra presunti “bacchettoni” e pretesi “tolleranti“. Oltretutto nessuno ha notato che lo shop è collocato non solo davanti a una fra le chiese più prestigiose della città ma anche davanti a un Centro parrocchiale Caritas – altro spazio a suo modo “sacro” – dove ogni giorno vengono aiutate decine di famiglie con problemi economici (laddove il problema non è avere soldi per il superfluo, ma trovare quelli per un piatto di pasta).

Il dettaglio colpisce, ma – nel pantano di questa Italia – non stupisce.

PS) – A essere sincero e parlando in generale, trovo che quel tipo di negozi – certo dotati di affezionata clientela e certo liberi di stare sul mercato – sia di un triste cosmico e di un ammosciante penoso. A essere davvero “sexy” sia dentro che fuori, se mi è consentito, è proprio il fascino dell’antica chiesa di San Bartolomeo. Quella sì eccita: altro che qualche triste gadget cosiddetto erotico!

Published in: on 13 settembre 2011 at 13:57  Lascia un commento  
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La “lezione” dei 101

Pistoia, 14 agosto 2011 – Sono 101 e oggi, vigilia di ferragosto (rinchiusi – da due a quattro per 21 delle 24 ore di ogni giorno – in ciascuna delle 26 piccole celle da pochi metri quadrati, dove devono entrarci non solo loro ma anche le brande, il lavabo, il cesso), sono in sciopero della fame. Aderiscono alla protesta, in corso nelle carceri italiane su particolare input di Marco Panella e del suo partito, contro la vergogna del sovraffollamento carcerario.

Spazi (le carceri) che dovrebbero servire per riabilitare chi ha sbagliato ma che, in realtà, sono tremendi strumenti di ingiustizia (come, certo, si rendono conto anche dirigenti delle strutture e guardie penitenziarie).

I detenuti  del carcere di Pistoia hanno cominciato questa particolare forma di protesta civile alle 7 di questa mattina per concluderla dopo 24 ore: in apertura del giorno in cui si fa festa per l’estate (e noi cattolici ricordiamo Maria, madre di un condannato a morte).

I carcerati di Pistoia hanno informato del loro gesto, con lettera aperta, i poliziotti che li controllano e inviato il documento all’esterno tramite il responsabile di una cooperativa sociale attiva nel reinserire gli ex detenuti.

Pubblicata integrale sul sito della diocesi di Pistoia (www.diocesipistoia.it) la lettera fa riflettere: una grande lezione di civiltà per tutti noi; una lezione che sarebbe importante tenere in memoria.

Qualcuno diloro è ancora in attesa di giudizio e dunque, per legge, non colpevole.

E’ alquanto evidente e logico – scrivono al comandante della Polizia Penitenziaria, scrivono a noi tutti – che per perseguire un reato non si deve commetterne un altro.

Published in: on 14 agosto 2011 at 13:03  Lascia un commento  
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Pistoia capitale europea della cultura?

 Interessante, sulle cronache pistoiesi di questa mattina, un trafiletto dedicato a una … dimenticanza.

Nell’anno vasariano (2011: 500 anni dalla nascita del grande architetto), qualcuno si è accorto che proprio Pistoia (che a Giorgio Vasari deve la sua, prestigiosa, cupola che copre la Madonna dell’Umiltà. Un gioiello che da quasi mezzo millennio caratterizza il profilo della città e ne identifica l’anima), proprio Pistoia è assente dalle celebrazioni del Vasari.

In modo opportuno, forse, si realizzerà – in ottobre – una iniziativa dedicata alla grande cupola che copre uno spazio così caro ai pistoiesi.

La dimenticanza contribuisce a dare valore a una proposta fatta nei giorni scorsi dall’ex assessore alla Cultura del Comune di Pistoia, Tommaso Braccesi: candidare la città al ruolo di “capitale europea della cultura” per un anno (il 2019) solo apparentemente lontano.

“Numerose città italiane – scrive Braccesi – hanno già avanzato la propria candidatura, altre la stanno per presentare, e Pistoia può tranquillamente concorrere con una proposta seria e concreta che sappia mostrare all’Europa il proprio progetto di città e comunità, coinvolgendo la società civile, il tessuto urbano e la collettività locale con una forte integrazione tra i vari comparti (cultura, turismo, spettacolo, ricerca e università, formazione, mestieri)”.

Per il 2019 spetterà infatti a una città italiana (e a una bulgara) il compito di rappresentare la cultura. “Pistoia – nota Braccesi – è dotata di tutte le caratteristiche richieste e pronta per affrontare questa sfida nella convinzione che ne potranno scaturire solo benefici; adesso è il momento di guardare avanti con coraggio e protagonismo”.

Perchè no?

Published in: on 6 agosto 2011 at 07:52  Lascia un commento  
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Le tre suore di Tarso

Suor Cornelia, suor Agnese e suor Maria. Sono le uniche presenze cristiane, oggi, nella città di San Paolo.

Vivono in una chiesa che non è più tale perchè è in un magazzino (però i pellegrini di passaggio possono celebrare messa). La loro storia, nella città dove nacque Saulo e dove oggi vivono 250 mila persone, è raccontata da Maurizio Gori (dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Pistoia) che fa parte di un numeroso gruppo di pistoiesi, guidati dal vescovo Mansueto, in pellegrinaggio diocesano sulle orme di Paolo nella Turchia di oggi.

Tiene, Maurizio, un “diario di bordo” sul sito della diocesi (www.diocesipistoia.it) e da buon cronista ha chiesto alle tre religiose perchè mai se ne stessero lì, in una situazione certo non facile.

La risposta mi è parsa (e forse lo è davvero) eccezionale nella sua semplicità. “Siamo qui per esserci“.

Per pregare, per accogliere, per condividere e per sperare in una realtà diversa.

Chissà perchè, ma a queste suore – io che sono geograficamente così lontano – voglioo già un sacco di bene …

 

Published in: on 29 luglio 2011 at 08:26  Comments (1)  
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