“Per fare del bene a loro e per arricchirmi io”

Ieri sono stato in “Fortezza da Basso“, a Firenze, con i tanti stimoli di “Terra Futura” (la cosa più singolare? Una linea di carta, proveniente dallo Sri-Lanka, prodotta con cacca di elefante !!!)
E mi sono imbattuto nello stand LEF, la Libreria Editrice Fiorentina – oggi di Giannozzo Pucci – che da sempre edita i testi di don Lorenzo Milani e propone volumi, davvero alternativi, dedicati a stili di vita nuovi (o meglio: antichi).

Una delle ultime rispampe LEF è “Ultimo banco”, raccolta di brevi testi già usciti su “Avvenire” per la penna di Sandro Lagomarsini parroco nell’entroterra di La Spezia che tiene una scuola ispirandosi a don Lorenzo. Inevitabile l’acquisto e immediato l’inizio di lettura.

Alla vigilia dei 45 anni dalla “Lettera”, Lagomarsini pubblica anche qualche brano dalle “Lettere” di don Lorenzo Milani. Ad esempio questo.

“Vedo che leggete moltissimo e vi tenete sempre al corrente di tutto quello che di moderno e di geniale viene partorito nel mondo; io invece passo gran parte della giornata a far chiacchierare degli analfabeti per fare del bene a loro e per arricchirmi io d’un mucchio di cose che da loro posso imparare” (da “Lettere”, p. 32).

No comment.

Annunci
Published in: on 23 maggio 2011 at 08:38  Comments (1)  
Tags: , , ,

Scuola: una questione che riguarda tutti. Ma proprio tutti.

Riceviamo (da don Massimo Biancalani e Mauro Matteucci del Centro di documentazione “don Lorenzo Milani” di Pistoia) e volentieri pubblichiamo, con invito a condividere ulteriori commenti su ua questione (l’emergenza educativa) che riguarda tutti. Ma proprio tutti. E su cui si è anche soffermato lo stesso presidente dei vescovi italiani (“Ho fiducia e stima in tutta la scuola”) card. Bagnasco. (mb).

MA ESISTE ANCORA LA POLITICA?
L’attacco ai docenti da parte del capo del governo è di una gravità estrema, perché colpisce un’istituzione basilare dello Stato, che inoltre attraversa una fase di profonda trasformazione, nella quale proprio l’azione degli insegnanti/educatori diventa ancora più fondamentale.

La scuola è chiamata infatti, a rispondere con urgenza a una serie di sfide della società, in cui il suo ruolo si conferma insostituibile. Additando gli insegnanti che inculcano idee politiche negli studenti , si mira a demolire la grande idea di una scuola democratica, inclusiva ed emancipatrice secondo il dettato costituzionale. Proprio in un tempo in cui, attraverso la pervasività dei media televisivi, si vuole distruggere i fondamenti etici dell’intera società.

Col pretesto che gli insegnanti prevaricano con le loro idee “sovversive” sui “sani” principi delle famiglie, un luogo di grande opportunità formativa viene trasformato in ghetti sempre più segreganti per i figli di un Dio minore, dai cosidetti “meno dotati” o “difficili”, ai diversamente abili, ai figli degli immigrati.

In questo disegno la contrapposizione tra scuola pubblica e scuola privata è strumentale e mistificante, perché unico è il loro fine culturale e formativo, che ha sempre il suo fulcro vitale nell’aderenza alla concretezza della realtà e nell’attenzione all’allievo: fuori, i giovani non esistono spesso come persone.

La bellezza del lavoro scolastico nasce proprio dalla reciprocità del rapporto quotidiano tra le persone, perciò la costruzione del sapere e della coscienza critica si realizza soprattutto “insieme”, come ha saputo esprimere splendidamente don Milani: Il problema degli altri è eguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia.

Ma esiste oggi, ancora una Politica nel senso più vero e autentico della parola?

Published in: on 6 marzo 2011 at 12:43  Comments (1)  
Tags: , , , ,

Ragazzi: che mi dite sull’ora di religione?

Numeri, statistiche, sondaggi, percentuali possono essere letti in tanti modi. Esisterà sempre un “bicchiere” da vedere o come mezzo pieno o come mezzo vuoto.

Così anche per i dati, generali e pistoiesi, sul cosiddetto “avvalimento” da parte degli studenti dell’IRC (insegnamento religione cattolica): la famosa “ora di religione“. Amata, odiata, oggetto di tanti confronti.

Nelle scuole pistoiesi, 82 studenti su 100 la scelgono e questo vuol dire che solo 18 su 100 la rifiutano. Alle secondarie superiori si scende al 65% (e ciò significa che un buon 35% rifiuta l’ora di religione).

In certe scuole è avvenuto il “sorpasso”: chi rifiuta “religione” è più numeroso di chi che la sceglie. Ma spesso il rifiuto non è accompagnato da una scelta “alternativa”: si finisce per entrare a scuola un’ora dopo o uscire un’ora prima. Una comoda scelta “del nulla”?

Altre diocesi stanno peggio di noi. Ma questi numeri confermano la necessità di una seria riflessione, in particolare quando per la Chiesa italiana è iniziato il decennio sulla “emergenza educativa“.

Come far capire che l’IRC non ha una valenza di “indottrinamento” ma è un fondamentale aiuto per capire meglio una lunga storia di identità (e di cultura) oggi preziosa anche per abitare insieme a persone di culture, e fedi religiose, diverse?

Come raccontare ai giovani, in un contesto culturalmente sempre più debole, che la conoscenza sui fondamenti del cristianesimo è essenziale per entrare, ad esempio, in un qualunque museo?

Come far riflettere sull’importanza di una dimensione anche “verticale” che sia di aiuto alla dignità stessa di un uomo che molti poteri, oggi, vorrebbero schiacciare solo a una dimensione “orizzzontale” vedendolo come docile consumatore e obbediente suddito?

E allora mi piacerebbe, come vescovo, sentire il parere di qualche giovane della mia diocesi: sia quelli che, a scuola, hanno scelto l’ora di religione e sia quelli che hanno fatto una scelta diversa.

La domanda (“Perchè?”) è facile. Sono curioso di leggere qualche risposta. Chi comincia?

Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia

A proposito di sfida educativa


A proposito di “sfida educativa” (lo splendido tema su cui è impegnata, nel prossimo decennio, l’intera comunità ecclesiale italiana) sentite quanto, giorni fa, mi ha raccontato un insegnante.

In una delle sue classi (scuola media inferiore) c’è uno spazio dedicato a quella che un tempo si chiamava educazione civica. Si parla della “cosa giusta“. Si alza una ragazzina, poco più che bambina, e timidamente racconta di credere di aver fatto una cosa che lei ritiene “giusta“.

Ha la mamma che, per arrotondare, cuce maglie. Lavora dopo cena per conto terzi, laddove il “terzo” è un signore che la paga – ovviamente al nero – una piccola miseria, comunque utile al bilancio familiare. Ma la mamma, praticamente tutte le sere, è limitata dal dedicare alla figlia quelle attenzioni che lei richiederebbe. Deve star dietro alle maglie.

Allora la bambina prende carta e penna. Scrive, al “terzo”, una bella letterina con la sincerità, la freschezza, l’efficacia che solo i bambini – e non è detto – riescono ormai a possedere.

Accompagnando la mamma dal “terzo”, qualche giorno dopo lascia, senza che la mamma ne sappia nulla, scivolare la letterina fra le maglie cucite. Passa ancora qualche giorno e il “terzo”, letta quelle parole e avendo deciso di rispondere, consegna alla mamma una busta indirizzata alla ragazzina.

Piena di quello che comunemente si definisce “buon senso”, la risposta del “terzo”. E la mamma, un po’ ci rimane male davanti alla “cosa giusta” fatta dalla figlia. Imbarazzata e forse pure un po’ impaurita temendo reazioni su un innocente gesto di sincerità.

Secondo me dovrebbe, la mamma, esserne orgogliosa perchè forse sono proprio le piccole “cose giuste” che ci aiuteranno a uscirne fuori. Compreso – a proposito di “sfida educativa” – il dialogo che, quel giorno, in quella classe si è sviluppato fra l’insegnante e i ragazzini di quella prima media.

Published in: on 28 gennaio 2011 at 18:30  Comments (1)  
Tags: , , ,
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: