Silvia

Non riesco a dimenticare Silvia. Era una collega. Faceva, in un ente diverso, il mio stesso lavoro: cercare di informare i cittadini, nel modo più onesto possibile, su come la loro delega politica viene esercitata nelle istituzioni pubbliche. Un lavoro complicato, ma – se uno ci crede – anche di una certa importanza con un obiettivo alto: tentare di aumentare il livello di trasparenza nei Palazzi del potere politico (possiamo riuscirci meglio o peggio, spesso non ci riusciamo affatto restando invischiati in altre logiche, ma fare il giornalista in un ente pubblico dovrebbe significare proprio questo).

Da domenica 18 settembre 2011, Silvia non c’è più. Martedì 20 eravamo in molti, in una chiesa francescana turbata anche dal confronto fra la verità e le convenzioni. Tutti sappiamo come è terminata la vita terrena di Silvia, ma tutti abbiamo scelto di non raccontare, di stendere un velo (pietà? ipocrisia?) sulla vicenda di questa donna, sulle sue sofferenze, su ciò che la sua morte ha voluto comunicarci.

Tutto sommato non la conoscevo neppure molto. Ci si sentiva poche volte all’anno. E prevalentemente per telefono. Eppure la morte di Silvia mi resta attaccata. Non riesco a dimenticare. Magari, come tutti, fra qualche tempo dimenticherò anch’io. Ma che tristezza non sapere dove collocare il confine fra pietà e ipocrisia …

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Published in: on 26 settembre 2011 at 21:04  Comments (4)  
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