Quel “tributo” da pagare alla Rai

Può la Rai utilizzare l’immagine di un papa (nella specie un grande pontefiche anche “mediatico”: Giovanni Paolo II) nello spot di inizio anno per convincere gli italiani a pagare uno fra i “tributi” meno simpatici, noto come “canone di abbonamento Rai per il 2012″?

Qualcuno pensa di no e, fra questi, anche alcuni serissimi parlamentari secondo cui la scelta dell’azienda – affidata, pare, a una agenzia pubblicitaria esterna – è quantomeno “inopportuna”.

Chissà come si diverte, da Lassù, quel “wojtylaccio” che seppe dominare i media con la sua forza interiore e con le sue indubbie capacità di uomo pubblico. E chissà come ne sta chiacchierando con “il capo”, quel Gesù che già una volta – a proposito di “tributi” da pagare a “Cesare” – seppe mettere in castagna chi in castagna voleva mettercelo.

A quell’azienda (che l’altra sera, ad esempio, ci ha offerto su Rai3 uno splendido programma sul cristianesimo nelle zone difficili) , in molti siamo affezionati: ci dispiace vederla soffrire; ci imbarazza vederla incatenata; ci fa soffrire vederla troppo spesso incapace di reagire.

Proprio in conseguenza del tributo pagato, in virtù del quale ciascuno di noi è anche micro-azionista, la vorremmo davvero, quella azienda,  capace di offrirci un servizio pubblico coerente sia con il sostantivo che con l’aggettivo.

Ma forse, per questo, ci resta solo una possibilità: pregare in Alto, molto in Alto …

http://www.youtube.com/watch?v=9n6DykNmdzY&feature=player_embedded

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Published in: on 9 gennaio 2012 at 22:39  Comments (4)  
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Questo primo maggio fra il papa polacco e lo shopping globale

Un altro settore, che riguarda le prestazioni, è quello collegato al diritto al riposo: prima di tutto, si tratta qui del regolare riposo settimanale, comprendente almeno la Domenica …“.

Così (1981) Giovanni Paolo II, nella enciclica “Laborem Exercens” promulgata nel 90mo dall’altra grande enciclica sociale (“Rerum Novarum“) di Leone XIII da cui nacque la dottrina sociale della Chiesa.

E Benedetto XVI, il pontefice sotto cui viene beatificato papa Wojtyla (e che, peraltro ha voluto beatificare anche Giuseppe Toniolo: il sociologo che lottò per i diritti dei lavoratori di inizio Novecento, fra cui proprio quello al riposo festivo), nella sua “Caritas in Veritate” (32) non ha mancato di ammonire come “l’abbassamento del livello di tutela dei diritti dei lavoratori …impedi(sca) l’affermarsi di uno svilupo di lunga durata” mettendo in guardia circa “le conseguenze sulle persone delle tendenze attuali verso un’economia del breve, talora brevissimo termine“.

Leone XIII e Giusepe Toniolo, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Come non tenerli in mente al tempo delle polemiche sull’apertura dei negozi – per far “tirare” l’economia – nel giorno in cui il mondo ricorda la Festa del Lavoro e dei Lavoratori? Se a conquistarsi sacralità è sempre più lo shopping e sempre meno l’uomo, perchè perdere ancora tempo con la dottrina sociale della Chiesa? Non sarebbe meglio chiudere le chiese e trasformarle in discount? Abolire le ostie e passare subito ai pop corn?

Published in: on 30 aprile 2011 at 13:27  Comments (2)  
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